ALLA DE / RIVA IN GANZAMONIO
Ove si contemplano 23 Animali di Pianura, 16 Visioni di Pianura, altrettante Domeniche di Pianura, alcuni disegni erratici, un’aula scolastica con Banchi di Nebbia e repliche sparse del favoloso Lepre (al maschile, come in Rigoni Stern). E il King Kròmalo: laboratorio di pittura potenziale, scatola a sorpresa, grande carillon visivo, origine protetta (“a denominazione di”) degli esoterici Codici Cromatici. Made in Ganzamonio: è tutto qui il mondo immaginato, il seme dell’arte. A volte l’apparenza inganna, sembra che la classificazione picaresca di Riva, il suo cangiante polittico, il suo instabile gruppo scultoreo ammettano presenze altre, d’importazione. A ben guardare, siamo ancora e soltanto a Ganzamonio, nel territorio psicogeografico della trasformazione. Espressionismo ludico, Pop Art vernacolare, parolibere e assemblaggi futur-dada in chiave padana… E accanto, e dentro, l’acustica di montaggio e distorsione dei Trabant Mobil: il Violon d’Ingres (in realtà sax contralto, ma voce e percussioni ed effetti rumoristi anche).
“L’emiliano e il romagnolo tendono a vedere il rapporto fra soggetto e oggetto in termini di rappresentazione (…) Lo spettacolo meraviglioso, che desta meraviglia, trova qui una delle sue patrie” (Fellini). Con fare di alchimista, Denis Riva provoca la secrezione dell’immagine dall’informe. Aiuta ad esser figura la macchia - colata d’azzardo o ready-made - e le muffe, la ruggine e i legni, i ferri, gli oggetti “trovati”… Una “splendida discarica”(così dice) lo assedia e alimenta: Wunderkammer politecnica e polimaterica, circo e museo, bottega e macchinario, boutique del riuso. L’espressione “dar carta bianca” ha in questo caso minima funzione retorica: quasi alla lettera (“rubata”) carte cartoni e pagine, e in più “figurine” e “santini”, costituiscono (quasi sempre) il supporto d’unione. La carta “elemento sacro” (così dice), alfa e omega del lavoro.
L’inventio del Codice Cromatico sarebbe appunto dimostrazione, e cronaca, di una coincidenza intrinseca del colore: fenomeno esterno e casuale, con l’immagine: risultanza dipinta ed iconica (vedi gli Animali di Pianura). Analogamente, nelle tre dimensioni, o nell’estroflettersi del piano, il riscatto del ciarpame, la catalogazione di un modernariato infimo e paesano, materia-oggetto e insieme soggetto-narrazione, corrispondono ad un aleatorio, sentimentale Costruttivismo (le Domeniche di Pianura: bricolage e svago, “tempo libero”).
Le macchie. Un’esemplare metodologia, fra Leonardo e Rorschach ovviamente, che incontra, qui in Ganzamonio, il “tramando” ultimo-naturalistico (secondo Arcangeli), ma con varianti non da poco. Il senso dell’umorismo, sempre, fino al nonsense, un senso Peter-panico della Natura. E il tragicomico destino di “intendere i parlari degli animali” (Bacchelli). Colore-materia ancora in carovana verso la frontiera del paesaggio e delle stagioni, dei corpi, del carattere (il test di Rorschach): umano animale vegetale… Ed è per carattere, ovvero per forza di linguaggio e fantasia, che un giovane artista del Duemila sceglie la campagna e la provincia. Ganzamonio movebo. Passeggiate filosofiche, enciclopediche, alla Rousseau, ma al ritorno in compagnia dell’altro, l’omonimo, il Doganiere – e magari un telepatico “Bonjour Monsieur” al terzo, Théodore, di base a Barbizon (laddove si scopriva, col pennello in mano, la Modernità della Natura).
Le parole. I neologismi, la polisemia irriverente appartengono ad una nobile tradizione (d’avanguardia). E’ la provvidenziale “miseria del linguaggio” (Foucault) che lascia spazio al doppiosenso, ai giochi di parola, al lapsus creativo. Nel sapere-fare di Riva, la titolazione dei pezzi e delle serie dà vita ad una micro-letteratura che è inseparabile dal testo grafico-pittorico oppure plastico-ambientale (confronta la peripezia - “con” o “senza” - del personaggio Titolo, in un ciclo di poco fa). Parola e figura ambigue in giusta corrispondenza, essendo le opere interzone combinatorie, immagini anfibie - padane infatti. Opere di confine fra terra cielo acqua, “opere idrauliche” (in lingua ufficiale: chiuse e canali et similia). Pregne di nebbia e di rugiada (la “guazza”) o abbacinate e tremule nel sole d’agosto. Rigate da fossi e capezzagne, chiazzate (la macchia, di nuovo) da maceri e paduletti e polesini. Costellate di pollini di pioppo a mezz’aria (i “plumini”). Abitate da personaggi fisionomici e animali totemici, che tornano in superficie da un mitologico-immaginario deposito alluvionale, personale e, magicamente, collettivo.
Gilberto Pellizzola