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IL LEPRE IMMOBILE SUL CIGLIO DELLA STRADA

 

Il pittore e la sua compagna viaggiano lungo una strada e nei pressi di un’incrocio, sul ciglio della strada incontrano un lepre immobile che li fissa. La macchina si ferma e il lepre non si muove. Li fissa, si fissano per lunghi istanti, e quando dico lunghi istanti significa che non si deve pensare ad un’inizio e ad una fine, ad un tempo cronometrato, quando dico lunghi istanti dico che non si deve pensare, si è dentro, si è in viaggio, nella fertilità dell’incontro.
Bene! Siamo entrati. Il pittore, seduto a tavola, mentre racconta questo aneddoto, traccia col dito indice sulla tovaglia, la memoria di quella strada, di quell’ incrocio, riconnettendosi a quel luogo attraverso il gesto, un segno invisibile.
In un’altra occasione il pittore rincorre il lepre per la campagna, per un lungo tratto.

Penso all’atto creativo del pittore in termini di fuga e di arresto: il pittore è un lepre, fuggiasco, errante, nelle campagne sui cigli delle strade, attraverso e lungo le strade. Corre, poi improvvisamente si ferma, immobile fissa un punto, ed è in questa fissità, in questo arresto del corpo e dello sguardo che incontra, che vede. Nella corsa c’è una certa cecità, il corpo e la mente sono totalmente coinvolti nello sforzo in una direzione, un’attrazione verso. La frenata, l’arresto viene provocato da un’incontro, scontro, con qualcosa, qualcuno che si frappone tra il fuggiasco e il suo orizzonte.
Ogni arresto è una visione. .

Penso alla fuga come una forma di attesa che rimanda il più oltre possibile il tempo dell’arresto per incontrare fino in fondo, vedere il tutto, senza dispersione. L’attesa è il tempo del pittore in fuga che attende il parto (sempre partire) dell’immagine e nel parto è consigliabile non essere soli ma ben accompagnati e il pittore mi parla degli ACCOMPAGNATORI, che viaggiano, che ti accompagnano, sono piccolissimi, e in realtà è come se quei disegni noi li vedessimo con un microscopio, ma l’effetto che fanno è che sembrano giganti, sempre in movimento e sono sette. Alcuni per manifestarsi hanno impiegato due anni; tutto nasce dall’osservazione continua di una macchia, o da sovrapposizioni successive.
Tutti i lavori vanno, da, a, o stanno attendendo d’andare, da, a.

Il pittore, quando ha incontrato il lepre immobile nei pressi dell’incrocio, non era solo.

Siamo dentro, o almeno immaginiamo di essere dentro l’incontro del pittore con il lepre sul ciglio della strada, ed è notte. Entrambi amano la notte e la notte ha a che fare con la fuga.
Il pittore ha realizzato una serie di disegni a china e penna bic su carta invecchiata e pensava di chiamarli INSONNIA, solo perché sono stati realizzati praticamente tutti in notturna, come se sognare non fosse abbastanza…lavorare e viaggiare anche mentre in teoria bisognerebbe dormire…

Questa corsa si consuma su una terra vecchia, questo segno si consuma su una carta vecchia, e il pittore è vecchio, anche se a vederlo gli dai suppergiù una trentina d’anni; alcune sue opere risalgono al 1909, e ancor oggi alla sua veneranda età è alla continua ricerca di carta vecchia, forse perché questo gli ricorda quando, giovane e gaio, frequentava i circoli futuristi, cubisti, raggisti, dadaisti, surrealisti, dove mostrava i suoi primi disegni.
Per lui la carta è sacra, anzi talvolta la calpesta, tanto la ama; e se gallina vecchia fa buon brodo, carta vecchia fa buon segno. La carta è come la minestra di fagioli, dice il pittore, piatto ricco ed estremamente povero o come tonno e cipolla, tra i piatti più buoni.

In questa corsa…ma …un momento! Il lepre corre o è fermo? Abbiamo parlato di fughe e di arresti, di corpi presi nella corsa e di attese su terre e su carte. Non importa, quel che conta è che siamo dentro un processo generativo.
Il pittore si considera un costruttore di energie, una macchina che impasta e c’è infatti nel suo lavoro l’elemento meccanico quasi a voler indicare, ma non svelare i meccanismi del movimento.

Quando siamo partiti il lepre era fermo, poi abbiamo visto il pittore che inseguiva un altro lepre e abbiamo constatato che lui stesso è un lepre, ma questo non è un dogma, se fosse vissuto altrove probabilmente sarebbe stato un altro animale e questa mi sembra una grande disponibilità da parte sua ad essere altro, a rimettersi in discussione, a ricominciare, correndo, volando, nuotando su altri territori, in altri cieli, in altre acque.
Il pittore, seduto al tavolo dove ha tracciato la mappa mnemonica dell’incontro col lepre immobile, mi parla di altri animali, strani, nati da macchie, come se vivessero in chissà quali isole lontane, un viaggio alla Darwin, ma solo di testa. Questa serie l’ha denominata RARUM ed è un catalogo di animali rari, in via di estinzione o estinti ieri, come uno di loro, come il pittore stesso che colma nel segno il vuoto della sua estinzione, e penso che lui stesso provenga da una di queste isole lontane, sperdute, come Queequel…

Queequel era nato a Kokovoko,un isola sperduta posta a Occidente e a Sud; non è indicata in nessuna mappa: i luoghi originali non lo sono mai.*

Il viaggio è rappresentato in tutte le serie, dice il pittore, è la sua testa che viaggia, si fa dei gran trip, senza mai averne preso uno. Esplora le terre, le acque, i cieli annotando ciò che vede, ciò che incontra, partecipando alle manifestazioni, contribuendo alla loro nascita. Il pittore seduto parla delle sue esplorazioni, di quelle che ha fatto, di quelle in corso e di quelle che farà, e a me pare che tutto ciò che fa sia esplorazione, anche se solo alcune di queste esplorazioni le ha volute chiamare ESPLORAZIONI, forse perché in queste, in particolar modo, analizza i procedimenti, le modalità del viaggio. Le ESPLORAZIONI si sono manifestate nel tempo, dice, come prendere il treno ogni tanto e andare da qualche parte. Un gioco tra caso, forze sovrumane, energie cosmiche, mutazioni continue, maghi in azione, uno spettacolo che muore e rinasce continuamente. Nel frattempo, altre esplorazioni maturano in silenzio, nei maceri del tempo.
Altre sono imbarcate a essiccare o in attesa di imbarcare altra acqua.

Il pittore e la compagna ripartono. Il lepre rimane immobile sul ciglio della strada.

Giuliano Guatta

*Herman Melville, Moby Dick, volume primo, pag.55, Alberto Peruzzi Editore, 1986, Traduzione di Giorgio Arduin

 

 

 

 

 

 

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